I Carc aderiscono alla manifestazione del 30 giugno.
Genova, 28.06.2023
Comunicato di adesione alla manifestazione antifascista del 30 giugno
Sono passati 64 anni dal 30 giugno 1960 quando le masse popolari di Genova scesero in piazza per impedire alla rumenta fascista di svolgere il loro Congresso Nazionale al teatro Margherita in via XX settembre.
In seguito alla caduta del governo Segni, il democristiano Ferdinando Tambroni ebbe l’incarico dal presidente della repubblica di formare il nuovo governo, che però, avendo una maggioranza risicata, per stare a galla necessitava del sostegno esterno dei missini e dei monarchici.
Le aperture di Tambroni a missini e monarchici non fecero altro che alimentare le proteste delle forze di sinistra che lo accusavano di voler “sdoganare” i neofascisti. In questo contesto di instabilità del paese il MSI volle approfittare della situazione per rafforzare ed estendere l’agibilità politica di cui già godeva grazie alla connivenza di una parte importante della Democrazia Cristiana e delle forze armate (polizia in primis).
L’insofferenza dei lavoratori nei confronti del governo Tambroni si combinò con una situazione locale molto tesa dovuta alla crisi del porto, alla chiusura di diverse aziende strategiche come Ansaldo – San Giorgio, alla crescente mobilitazione da parte dei lavoratori sempre più determinati a trovare delle soluzioni concrete a quei problemi ai quali i governi democristiani non avevano mai saputo dare risposta.
Gli scontri di piazza De Ferrari furono l’apice di un percorso di consapevolezza e protagonismo popolare che veniva da lontano: da un parte la necessità di ricostruire il paese a cominciare dagli interessi del proletariato anziché della classe dominante, dall’altra la necessità di tanti lavoratori che sognavano di “fare come in Russia”, anche se ancora non erano a conoscenza della strada da percorrere per riuscirci.
I fatti del giugno 1960 ci forniscono molti insegnamenti utili per portare a compimento la rivoluzione socialista alle condizioni attuali, ma anche per mettere meglio a fuoco quello che i comunisti non devono fare per evitare di cadere nei tranelli della borghesia imperialista. Tambroni era noto per appartenere all'area di sinistra della DC allo stesso modo ci come la Elly Schlein viene considerata la sinistra nel Partito Democratico. Ma i discorsi li porta via il vento e l’antagonismo di classe tra chi per vivere deve lavorare e chi detiene i mezzi di produzione di fa più forte, ponendo i fautori degli interessi popolari di fronte alla necessità di scegliere se stare con i lavoratori o fare gli interessi dei padroni.
Che si tratti di come condurre una lotta rivendicativa o di come arrivare alla rivoluzione socialista l’aspetto principale a cui i comunisti devono mettere mano riguarda la partecipazione crescente delle masse popolari alla vita sociale, politica e culturale del paese. Non a caso i fatti del 30 giugno 1960 sono stati costruiti attraverso una serie di iniziative che hanno alimentato la consapevolezza e la partecipazione attiva alla lotta da parte di ampi strati popolari: dai comizi da parte di esponenti politici all’appello a insorgere scritto da un operaio; dalle riunioni tra partiti e sindacati antifascisti per definire un percorso di lotta unitario alle assemblee operaie e studentesche; dalle piccole, ma continuative, manifestazioni di piazza promosse sul territorio agli scioperi operai e le manifestazioni combattive degli studenti.
La storia ci insegna che il cambiamento non passa da una insurrezione di popolo che sfocia in una grande manifestazione di piazza, ma da un percorso ordinario, consapevole e continuativo che attraverso le mille assemblee, presidi e iniziative di lotta punta a promuovere l’organizzazione e il protagonismo delle masse popolari nei loro ambiti di vita e di lavoro. In questo modo si costruiscono quei rapporti di forza indispensabili per erodere il potere della vecchia classe dominante fino a soppiantarlo e sostituirlo.
Le manifestazioni di protesta, gli scontri, i feriti, i morti e gli arresti che si susseguirono in tante città del paese dopo il 30 giugno a Genova ci dimostrano che le masse popolari sono combattive e pronte a tutto quando si tratta di lottare per invertire il corso disastroso delle cose, allo stesso modo ci mostra chiaramente che per vincere serve un partito comunista con una linea giusta e determinato a tutti i costi a prendere il potere. Quando l'8 luglio il democristiano Cesare Merzagora, propose una "tregua" di due settimane, chiedendo la sospensione di tutte le manifestazioni di protesta indette dai partiti di sinistra, dall'ANPI e dai sindacati, e il contemporaneo ritiro nelle caserme delle forze di polizia, il vecchio PCI accettò di buon grado. Probabilmente il loro intento fu quello di evitare l’arresto di coloro che prendevano parte alle manifestazioni e la volontà di “salvare la vita” a coloro che scendevano in piazza visto che le forze dell’ordine a un certo punto iniziarono a sparare.
A distanza di anni le menzogne della borghesia si palesano in maniera lampante, infatti oltre alle 41 condanne a diversi anni di carcere ci fu una totale impunità alle forze dell'ordine che presero parte agli scontri. Ma le ricadute più deleterie di quell’assurda decisione si sono riversate sul movimento comunista nei termini di indebolimento della classe operaia e di sfiducia nella possibilità di invertire il corso disastroso delle cose.
Come diceva il compagno Mao Tse-tung “la rivoluzione socialista non è un pranzo di gala”. L’unica strada oggi percorribile per mettere un freno agli effetti peggiori della crisi, rompere con gli imperialisti USA, UE e sionisti, cacciare il governo della guerra e avanzare verso il socialismo è quella di costruire un Governo di Emergenza Popolare che sia espressione delle organizzazioni operaie e popolari che operano sui territori.
A Genova esiste una rete di comitati e di organismi che si occupano di tutto quello che riguarda gli interessi dei lavoratori e del resto delle masse popolari. Questi organismi oltre ad essere ben radicati ed autorevoli sul territorio hanno sviluppato delle competenze tecniche e una capacità di elaborare proposte alternative a quelle della borghesia di importante livello. Il passo che sono chiamati a compiere è quello di iniziare a concepirsi come Autorità territoriali che oltre a proporre le loro soluzioni all’amministrazione locale si pongono come punto di riferimento per le masse popolari alternativo a quello della classe dominante.
Allo stesso modo di come i lavoratori del CALP impediscono la circolazione di armi nello scalo portuale sostituendo le istituzioni statali che da sempre eludono i principi costituzionali sulla partecipazione del nostro paese alla guerra, anche gli altri comitati devono porsi in alternativa alle strutture statali negli ambiti di cui si occupano e rispetto ai quali sono molto più capaci dell’amministrazione locale a trovare rimedi e soluzioni ai problemi.
Su questa base e per sostenere questa importante manifestazione una delegazione del Partito dei CARC sarà presente venerdì 30 giugno alla manifestazione indetta da Genova antifascista con ritrovo in piazza Alimonda alle ore 18:30.
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